lunedì 27 febbraio 2012

FantaCliché: Bianco e Nero

Secondo appuntamento con FantaCliché, la rubrica che analizza gli stereotipi della letteratura fantastica!image2-2-WizardOrcimage

Oggi analizzeremo un aspetto importante della letteratura di basso rango, ma andiamo con ordine. Dobbiamo partire da un presupposto: che sia Fantasy, Fantascienza o Horror, anche la letteratura fantastica dev'essere verosimile. Non importa che compaiano grandi magie, creature inesistenti o tecnologie futuristiche. L'aspetto fantastico è un qualcosa che esula dal nostro mondo, dalla realtà, ma che deve inserirsi con una logica e una coerenza ben delineate. Allo stesso modo, tutti gli aspetti "reali" della storia, devono apparire il più verosimili possibile, così da dare un appiglio iniziale per l'immedesimazione. Perché questa lunga premessa? Facile a dirsi. Uno dei cliché più fastidiosi della letteratura fantastica è il rendere l'aspetto di un personaggio legato al suo ruolo nel romanzo. Il classico protagonista bello e l'antagonista mostruoso, ad esempio. Non ci limitiamo a questo, però: gli elfi sono tutti belli e buoni. Gli orchi malvagi e brutti. Perché questo è un problema? Semplice anche questo: nella vita reale il nostro aspetto influisce sul nostro carattere? Qualche ceppo di DNA definisce al contempo bellezza e bontà?

No.

Dunque, ecco il sunto del problema. Vedere i buoni accorrere in armature splendenti, con lunghi capelli biondi, visi magnifici e ricchi di carisma, mentre i cattivi sono brutti, tozzi, con espressioni terribili e magari la dentatura discontinua, rende poco credibile l'intera scena.  Ma facciamo un altro esempio. In un romanzo dove questo cliché sia applicato, viene presentato un nuovo personaggio. Se ci siamo accorti dell'errore dell'autore – come ogni lettore attento fa – sapremo sin dalla sua descrizione se sarà un buono o un cattivo. È bello? Poco importa che viene presentato come cattivo: prima della fine farà voltabandiera e passerà dalla parte dei protagonisti. In via generale, ogni aspetto che metta netta distinzione fra bene e male – o comunque fra le due parti coinvolte in una guerra – rende scontato e poco credibile l'intreccio, suggerendoci già come andrà a finire e mostrando in anticipo anche i colpi di scena.

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Trovare un punto di origine di questo cliché non è facile, e non potendo essere preciso preferisco non dare false informazioni. Fatto sta che è probabilmente il cliché più vecchio della letteratura mondiale. Anche le religioni e i culti antecedenti mostravano creature benevole con aspetto meraviglioso e creature diaboliche con aspetto mostruoso. Ritengo che tutto sia legato alla paura e all'influsso che l'aspetto di una persona – e quindi anche di un'entità inventata – ha sull'interlocutore. Inutile fare i moralisti: siamo portati a interagire con più facilità con persone belle, e tanto più è bella la persona, tanto più siamo lieti della sua compagnia. Non c'è da vergognarsi, poiché è nella natura umana la ricerca del bello e del piacere. Che questo incida sulla letteratura – che è l'esternazione della mente umana ai suoi livelli più elevati – non fa che chiarificare la presenza del gusto estetico radicato nell'animo umano.

E si conclude qui questo secondo appuntamento con FantaCliché!

Alla prossima,

Maurizio Vicedomini

2 commenti:

  1. Bell'articolo :P bravo!


    Saluti

    Roco

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  2. Splendido articolo e splendida rubrica :)

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